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Il CPI di giugno scuote le attese sui Fed Funds: cosa cambia per i mercati e la Fed

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Un quadro inflazionistico che spinge a rivedere le aspettative sui tassi Fed

Oggi, 14 luglio 2026, il Bureau of Labor Statistics (BLS) ha pubblicato il report sul Consumer Price Index (CPI) di giugno, l’ultimo dato chiave prima della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) prevista per il 28-29 luglio. Il mercato ha accolto il dato con attenzione, poiché l’inflazione negli Stati Uniti resta sopra il target del 2% della Federal Reserve da oltre cinque anni, alimentata da shock energetici e tensioni geopolitiche, come la guerra in Iran.

Il CPI headline di giugno è sceso dello 0,1% su base mensile, portando il tasso annuo a 3,8%, in linea con le attese degli analisti e con le previsioni del Federal Reserve Bank di Cleveland. Tuttavia, il core CPI, che esclude le componenti più volatili come cibo ed energia, è cresciuto dello 0,2% mensile, con un tasso annuo che si attesta al 2,8%, solo leggermente inferiore al 2,9% di maggio. Questo dato è particolarmente rilevante perché riflette una pressione inflazionistica più persistente e meno influenzata da fattori temporanei.

Tabella dati macro principali

IndicatoreDataValoreConfronto precedenteImplicazione mercato
CPI headline (annuo)Giugno 20263,8%4,2% a maggioLeggera discesa, ma ancora sopra target Fed
Core CPI (annuo)Giugno 20262,8%2,9% a maggioPressione inflazionistica persistente
Fed Funds RateGiugno 20263,63%3,63% a maggioStabilità attuale, ma mercato prezza rialzi futuri
Tasso di disoccupazioneGiugno 20264,2%4,2% a maggioMercato del lavoro stabile

Reazioni immediate: mercati in bilico tra speranza e cautela

La reazione iniziale ai dati CPI può risultare fuorviante. Il calo dell’inflazione headline è stato atteso, soprattutto per il contributo della discesa dei prezzi della benzina, che a giugno sono calati del 10%, come sottolineato da Douglas Porter, chief economist di BMO. Tuttavia, la crescita del core CPI mantiene alta la tensione sui mercati, suggerendo che l’inflazione sottostante non rallenta come sperato.

Nei mercati azionari, l’S&P 500 ha mostrato una certa volatilità, con una leggera flessione nell’immediato, riflettendo i timori di un possibile irrigidimento monetario. Questa dinamica è coerente con precedenti episodi in cui dati inflazionistici più forti del previsto hanno innescato vendite temporanee, seguite però da recuperi nel medio termine. Anche il settore delle criptovalute, in particolare Bitcoin ed Ethereum, ha risentito della volatilità, complicata ulteriormente dai risultati trimestrali delle grandi banche americane come JPMorgan Chase e Goldman Sachs, pubblicati nella stessa giornata.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei Treasury a lungo termine hanno mostrato un’ulteriore salita, già iniziata nel corso dell’anno, riflettendo le aspettative di un percorso di tassi più elevati e prolungati. Il dollaro americano si è rafforzato leggermente, sostenuto dal suo ruolo di valuta rifugio e dall’attrattiva dei rendimenti più alti in un contesto di inflazione ancora elevata.

Cosa riprezzano ora gli investitori?

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Prima del dato CPI, i futures sui Fed Funds indicavano una probabilità del 74,9% che la Fed mantenesse i tassi invariati nella riunione di fine luglio, con circa il 25% di possibilità di un rialzo di un quarto di punto. Tuttavia, la probabilità di un aumento dei tassi già a settembre è salita dal 30% al 48,5% nell’ultima settimana, segnalando un cambio di sentiment tra gli operatori.

Questa variazione riflette la crescente preoccupazione per la persistenza dell’inflazione core, che il governatore della Fed Christopher J. Waller ha definito preoccupante il giorno prima del rilascio del CPI, evidenziando come il tasso sia passato dal 3% di dicembre 2025 al 3,4% di maggio. Il rapporto di politica monetaria della Fed del 10 luglio ha inoltre ribadito che l’inflazione resta elevata, in parte a causa di shock di offerta e prezzi energetici, mentre il mercato del lavoro si mantiene solido, con un tasso di disoccupazione stabile al 4,2%.

In questo contesto, gli investitori stanno ricalibrando le loro aspettative, considerando che la Fed potrebbe dover mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto per riportare l’inflazione al target.

Perché il dato headline può ingannare e il core è la vera bussola

Il calo dell’inflazione headline è in parte dovuto a fattori temporanei come la discesa dei prezzi del petrolio, che ha un impatto diretto sui costi energetici e quindi sul CPI complessivo. Tuttavia, il core CPI, che esclude energia e alimentari, è considerato un indicatore più affidabile della pressione inflazionistica strutturale.

La crescita del core CPI suggerisce che i prezzi dei servizi, in particolare quelli legati all’abitazione e ai costi di affitto, continuano a spingere l’inflazione verso l’alto. Questo rende più difficile per la Fed giustificare un allentamento della politica monetaria nel breve termine e alimenta la narrativa del "higher-for-longer", ovvero tassi più alti per un periodo prolungato.

Il contesto geopolitico e il ruolo delle banche

L’inflazione elevata è stata in parte alimentata da shock esterni, come la guerra in Iran, che ha mantenuto elevati i prezzi dell’energia nei mesi scorsi. Questo fattore esterno aggiunge un elemento di incertezza sulla traiettoria futura dell’inflazione e sulle mosse della Fed.

Inoltre, la pubblicazione dei risultati trimestrali di grandi istituti finanziari come JPMorgan Chase e Goldman Sachs ha contribuito a una maggiore volatilità nei mercati azionari e delle criptovalute, influenzando indirettamente la percezione del rischio e la propensione al rischio degli investitori.

Scenario e implicazioni per i prossimi mesi

La Fed si trova ora in una posizione delicata: mantenere i tassi fermi a luglio appare probabile, ma la pressione inflazionistica sottostante suggerisce che un rialzo a settembre non è da escludere. LPL Research ha sottolineato che la soglia per un aumento dei tassi potrebbe essere più alta di quanto il mercato preveda, indicando che la banca centrale potrebbe voler vedere segnali più chiari di rallentamento inflazionistico prima di agire.

La situazione resta quindi dinamica, con i mercati che dovranno monitorare attentamente i prossimi dati sull’inflazione e sull’occupazione, oltre ai segnali che emergeranno dalla riunione FOMC di fine mese.

Come posizionarsi: un confronto tra asset

- Azioni: volatilità nel breve termine, ma potenziali recuperi se la Fed mantiene un approccio paziente. - Obbligazioni: rendimenti in aumento, riflettendo aspettative di tassi più alti e più duraturi. - Dollaro: leggero rafforzamento come valuta rifugio e per i rendimenti più elevati. - Oro e argento: potenziali benefici da una maggiore incertezza, anche se l’oro soffre con tassi reali più alti (per approfondire, vedi il nostro articolo sul prezzo dell’argento). - Criptovalute: alta volatilità legata sia ai dati macro sia ai risultati bancari, con Bitcoin ed Ethereum sotto pressione (vedi anche analisi dedicata).

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Il verdetto finale: la Fed resta in equilibrio su un filo teso

Il CPI di giugno conferma che l’inflazione headline sta rallentando, ma il cuore dell’inflazione resiste, mantenendo alta la pressione sulla Federal Reserve. Il mercato ora prezza con maggiore convinzione un rialzo dei tassi a settembre, anche se la riunione di luglio dovrebbe vedere una pausa. La Fed dovrà bilanciare dati contrastanti e incertezze geopolitiche, mentre gli investitori dovranno prepararsi a una volatilità prolungata e a una politica monetaria ancora restrittiva.

FAQ

1. Perché il dato core CPI è più importante del dato headline?
Il core CPI esclude gli alimentari e l’energia, componenti molto volatili, e quindi rappresenta meglio la pressione inflazionistica sottostante e persistente che la Fed cerca di controllare.

2. Qual è la probabilità di un rialzo dei tassi a luglio e settembre?
Al momento, il mercato prezza circa il 75% di probabilità che la Fed mantenga i tassi fermi a luglio, mentre la probabilità di un rialzo a settembre è salita al 48,5%.

3. Come reagiscono i mercati azionari e le criptovalute a questi dati?
Le azioni e le criptovalute mostrano volatilità, con vendite iniziali dovute ai timori di un irrigidimento monetario, ma storicamente tendono a recuperare se la Fed mantiene un approccio paziente.

4. Qual è il prossimo evento da monitorare per capire la direzione dei tassi?
La riunione del FOMC del 28-29 luglio 2026 sarà cruciale, così come i dati sull’inflazione e sull’occupazione che usciranno nelle prossime settimane.

In conclusione, il CPI di giugno ha ricalibrato le aspettative sui Fed Funds, mantenendo alta l’attenzione sulla politica monetaria americana e sulle sue ripercussioni sui mercati globali.

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