Fed funds al 3,63%: il FOMC di giugno affronta il bivio tra rialzo e pausa prolungata
Il tasso sui fed funds è fermo al 3,63% dal 1° maggio 2026 e i mercati obbligazionari, valutari e delle materie prime stanno riprezzando in tempo reale le probabilità che rimanga lì, o salga ulteriormente, fino almeno al 2027. Il catalizzatore immediato è duplice: un report sull'occupazione di maggio più solido del previsto e la conferma di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve, che ha già innescato, nella sola giornata di oggi 9 giugno 2026, un rally del dollaro e un crollo dell'oro dell'11,4% in una singola sessione di trading.
Quello che segue è un'analisi dettagliata di cosa dicono i dati, cosa stanno prezzando i mercati, dove si collocano le istituzioni e quale contronarrativa merita attenzione prima della riunione del Comitato federale per il mercato aperto (FOMC) del 16-17 giugno.
Il mercato del lavoro di maggio ha tolto ogni alibi alla Fed per tagliare
Venerdì 5 giugno 2026, il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato il report sull'occupazione di maggio: 172.000 posti di lavoro non agricoli aggiunti e tasso di disoccupazione rimasto invariato al 4,3%. Questi numeri non erano attesi a questi livelli. Il consensus puntava su una creazione di posti di lavoro inferiore, e un risultato più debole avrebbe potuto alimentare le aspettative di un primo taglio entro la fine dell'anno. Invece, il dato è arrivato sufficientemente robusto da chiudere quella porta. Per approfondire la lettura integrale del report e le sue implicazioni immediate, il nostro articolo L'occupazione USA a +172.000 posti spinge la Fed verso rialzi dei tassi entro fine 2026 fornisce il dettaglio catalizzatore per catalizzatore.
Un tasso di disoccupazione al 4,3% non è in sé allarmante: è compatibile con un mercato del lavoro sano secondo i parametri storici della Fed. Il problema, per chi sperava in un'allentamento monetario, è che non è abbastanza debole da giustificare un taglio mentre l'inflazione non è ancora tornata stabilmente al target del 2%. L'indice CPI ha raggiunto quota 332,407 ad aprile 2026, dopo i 330,293 di marzo e i 327,46 di febbraio: una progressione al rialzo che descrive una traiettoria ancora lontana dalla stabilizzazione che la Fed vorrebbe vedere prima di agire.
La matematica è semplice: con 172.000 posti creati in un solo mese e un CPI in salita, non esiste un argomento dati-dipendente per un taglio a giugno.
Goldman Sachs e J.P. Morgan hanno spostato l'orizzonte al 2027
La risposta istituzionale al report del 5 giugno è arrivata due giorni dopo, il 7 giugno 2026. Gli economisti di Goldman Sachs hanno formalmente abbandonato la previsione di un taglio dei tassi a dicembre 2026, spostando l'attesa al giugno 2027, con un secondo taglio previsto per dicembre 2027. Non si tratta di un aggiustamento marginale: è una revisione strutturale del percorso atteso per la politica monetaria americana, che sposta di almeno dodici mesi il punto di partenza dell'allentamento.
J.P. Morgan ha adottato una posizione analoga, anticipando che la Fed terrà i tassi fermi per tutto il resto del 2026. Il suo scenario di base prevede addirittura un potenziale rialzo di 25 punti base nel terzo trimestre del 2027, qualora l'inflazione non mostri una decelerazione convincente. Venticinque punti base equivalgono a un quarto di punto percentuale: su un mutuo variabile da 200.000 euro, si traducono in circa 500 euro di interessi aggiuntivi all'anno, un parametro concreto per chi misura l'impatto della politica monetaria sulla vita quotidiana.
Sempre il 7 giugno, il mercato obbligazionario ha reagito con una vendita massiccia di Treasury americani. I trader hanno iniziato a prezzare pienamente un rialzo di un quarto di punto entro la fine dell'anno: una posizione che quattro settimane fa sarebbe sembrata marginale, e che ora è diventata il consenso di mercato dominante.
| Indicatore | Data di riferimento | Valore attuale | Valore precedente | Implicazione per il FOMC |
|---|---|---|---|---|
| Fed funds rate | 1 maggio 2026 | 3,63% | -- | Atteso in mantenimento a giugno 2026 |
| CPI (indice assoluto) | Aprile 2026 | 332,407 | 330,293 (marzo) / 327,46 (febbraio) | Traiettoria al rialzo: nessuna pressione immediata per tagliare |
| Tasso di disoccupazione | Maggio 2026 | 4,3% | -- | Mercato del lavoro solido: riduce la pressione per un allentamento |
| Nonfarm payrolls (maggio) | 5 giugno 2026 | +172.000 | -- | Supera le attese: rafforza la narrativa "higher for longer" |
Kevin Warsh alla presidenza della Fed: un cambio di tono già prezzato dai mercati
La riunione del FOMC del 16-17 giugno 2026 sarà la prima presieduta da Kevin Warsh, il nuovo presidente della Federal Reserve. I mercati non hanno aspettato la riunione per reagire: già oggi, 9 giugno 2026, il dollaro ha guadagnato terreno su un paniere di valute principali, mentre l'oro ha subito un calo dell'11,4% in una singola sessione di trading. Un movimento del genere sull'oro, asset tipicamente utilizzato come protezione contro l'inflazione e la svalutazione valutaria, segnala che i mercati stanno interpretando l'arrivo di Warsh come un segnale di politica monetaria più restrittiva e meno tollerante verso l'inflazione.
L'aspettativa prevalente è che la riunione di giugno segni un passaggio formale da una postura di allentamento parziale a una di neutralità esplicita, se non di orientamento restrittivo. Il governatore della Fed Christopher Waller aveva già anticipato questa direzione il 22 maggio, quando aveva dichiarato che l'inflazione non si stava muovendo nella direzione giusta e che avrebbe sostenuto l'eliminazione del linguaggio sull'«orientamento verso l'allentamento» dal comunicato ufficiale. Il messaggio era chiaro: un taglio non è più probabile di un rialzo, e il mercato dovrebbe smettere di aspettarselo nel breve termine.
Il punto critico da osservare nel comunicato del 17 giugno non sarà tanto il tasso in sé, ma esattamente quella formulazione: se Warsh eliminerà il riferimento all'easing bias, i mercati obbligazionari reagiranno con ulteriori aggiustamenti al rialzo sui rendimenti a breve termine, con ripercussioni a cascata su asset rate-sensitive come i real estate investment trust (REIT), i titoli utilities e, in misura diversa, su asset come Bitcoin e le principali criptovalute, che tendono a rispondere alla variazione del costo del denaro più che al suo livello assoluto.
La reazione cross-asset del 9 giugno: oro, dollaro e la domanda aperta su Bitcoin
Il crollo dell'oro dell'11,4% nella sessione odierna merita una lettura separata. L'oro non si muove di quella misura in risposta a dati macro ordinari: si muove così quando cambia il regime atteso della politica monetaria. Il mercato sta scontando che Warsh porterà alla Fed un orientamento strutturalmente più restrittivo, riducendo il premio di rischio inflattivo che aveva sostenuto il metallo negli ultimi trimestri. Per un confronto su come altri metalli preziosi stiano reagendo al nuovo contesto macro, il movimento del prezzo dell'argento offre un riferimento utile: anche l'argento è esposto alla stessa dinamica, ma con una componente industriale che parzialmente attenua la pressione.
Il rafforzamento del dollaro segue una logica simmetrica: tassi più alti più a lungo rendono gli asset denominati in dollari più attraenti per il capitale internazionale, sostenendo la valuta. I settori più esposti a questa dinamica all'interno dei mercati azionari sono i finanziari (che beneficiano della curva dei rendimenti più ripida), mentre i REIT e le utilities vengono penalizzati dall'aumento del costo del debito che rende meno appetibili i loro dividendi rispetto ai rendimenti privi di rischio offerti dai Treasury americani.
Bitcoin e il mercato crypto in generale hanno una relazione storicamente non lineare con i movimenti dei tassi. In contesti di tassi alti, la liquidità si riduce e la propensione al rischio diminuisce, il che tende a pesare sulle valutazioni. Tuttavia, l'effetto sul singolo asset dipende anche dalle dinamiche specifiche di domanda e offerta nel mercato crypto, che seguono cicli propri. Per chi vuole capire come asset come XRP stiano elaborando questo contesto macro, l'analisi del contesto regolatorio offre una prospettiva complementare.
La contronarrativa che il mercato sta ignorando: Trump, Einhorn e il rischio di un'inversione
Il consensus di mercato non è mai monolitico, e ignorare le voci dissonanti è un errore analitico. Il 7 giugno 2026, l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato esplicitamente che non esiste alcuna ragione per alzare i tassi di interesse e che la Fed dovrebbe invece tagliarli. Non si tratta di un commento isolato: Trump ha storicamente esercitato pressione pubblica sulla banca centrale, e con Warsh appena insediato, la tensione politica attorno alle decisioni di politica monetaria sarà un elemento da tenere in considerazione nelle prossime settimane.
Sul versante degli investitori istituzionali, David Einhorn di Greenlight Capital si colloca su una posizione opposta al consensus: si aspetta che la Fed tagli i tassi più di due volte nel 2026. La sua tesi si basa presumibilmente su un rallentamento dell'economia reale più rapido di quello che i dati di maggio suggeriscono, o su una lettura diversa della traiettoria inflattiva. È un argomento che non può essere liquidato con facilità: la creazione di 172.000 posti a maggio è positiva, ma i mercati del lavoro sono indicatori lagging, ovvero tendono a mostrare il deterioramento economico con ritardo rispetto ad altri segnali.
Perché il thesis prevalente, ovvero tassi fermi o in rialzo fino al 2027, regge nonostante questi contrappunti? Perché i dati attuali, il CPI in salita e la disoccupazione stabile, non forniscono alla Fed la copertura politica per tagliare. Una banca centrale che riduce i tassi con inflazione in rialzo e mercato del lavoro solido perderebbe credibilità. Warsh, in particolare, ha un profilo da falco che rende ancora meno probabile una mossa espansiva in assenza di un deterioramento chiaro e rapido dei dati.
Cosa confermerà o invaliderà questo scenario entro luglio 2026
Il prossimo test fondamentale è la riunione del FOMC del 16-17 giugno 2026. Il dato che il mercato esaminerà con la lente di ingrandimento non sarà il tasso, atteso invariato nell'intervallo 3,50%-3,75%, ma la formulazione del comunicato e le proiezioni economiche aggiornate, le cosiddette dot plots, che mostrano dove i singoli membri del FOMC si aspettano che i tassi si collocheranno nei prossimi anni.
Se Warsh eliminerà il riferimento all'orientamento verso l'allentamento e le dot plots mostreranno una mediana di tasso invariata o superiore per il 2026-2027, il mercato leggerà il segnale come una conferma della narrativa restrittiva, e i rendimenti obbligazionari a breve termine potrebbero salire ulteriormente. Se invece il comunicato mantiene una formulazione più neutrale o le dot plots segnalano un taglio nel 2026, l'inversione del rally del dollaro e il rimbalzo dell'oro potrebbero essere rapidi e significativi.
Il secondo catalizzatore da monitorare è il prossimo report CPI, che fornirà la lettura dell'inflazione di maggio. Se l'indice dovesse scendere rispetto ai 332,407 punti di aprile, la pressione sul FOMC per mantenere una postura restrittiva si attenuerebbe. Un ulteriore rialzo, invece, chiuderebbe definitivamente la finestra per qualsiasi taglio entro la fine del 2026 e farebbe scivolare ancora più avanti le aspettative di allentamento già spostate da Goldman Sachs al 2027.
Il livello che definisce la soglia critica per l'oro, nel contesto dell'attuale riprezzamento, è la risposta del metallo ai primi segnali concreti della postura di Warsh: se il crollo dell'11,4% di oggi non trova un rimbalzo tecnico significativo entro la settimana del 16 giugno, il mercato avrà già dato il suo verdetto sulla direzione dei tassi reali per i prossimi dodici mesi.
Segnale: risk-off
Driver principale: Report sul lavoro di maggio (172.000 posti, disoccupazione al 4,3%) + conferma di Warsh come presidente Fed spingono il mercato a prezzare tassi "higher for longer".
Lettura cross-asset: Il dollaro si rafforza, l'oro cede l'11,4% in una sola sessione, i Treasury vengono venduti con i trader che prezzano un rialzo entro fine 2026. I mercati azionari tengono sulla scia di un'aspettativa di hold, ma i settori rate-sensitive come REIT e utilities mostrano cautela.
Prossimo catalizzatore: Riunione FOMC 16-17 giugno 2026 e comunicato di Warsh; successivamente, il dato CPI di maggio.
Questa è un'analisi di mercato fornita a scopo informativo. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
FAQ
Perché il fed funds rate è rimasto al 3,63% e non è stato tagliato?
Il fed funds rate è fermo al 3,63% dal 1° maggio 2026 perché i dati di inflazione e lavoro non forniscono alla Fed la base per un taglio. Il CPI ha raggiunto 332,407 punti ad aprile 2026, in rialzo dai 327,46 di febbraio, mentre la disoccupazione a maggio è rimasta al 4,3% con 172.000 nuovi posti creati. Una combinazione di mercato del lavoro solido e inflazione in traiettoria ascendente non offre la giustificazione politica per allentare la stretta monetaria, soprattutto con il nuovo presidente Kevin Warsh atteso su posizioni più restrittive.
Cosa ha cambiato Goldman Sachs nelle sue previsioni sui tassi Fed dopo il report di maggio?
Il 7 giugno 2026, due giorni dopo la pubblicazione del report sull'occupazione di maggio, gli economisti di Goldman Sachs hanno abbandonato la previsione di un taglio dei tassi a dicembre 2026, spostando la prima riduzione attesa a giugno 2027 e la seconda a dicembre 2027. Si tratta di uno spostamento di almeno dodici mesi rispetto alla previsione precedente, che riflette la solidità inattesa del mercato del lavoro e la traiettoria ancora al rialzo dell'inflazione.
Perché l'oro ha perso l'11,4% in una sola sessione il 9 giugno 2026?
Il crollo dell'11,4% dell'oro nella sessione del 9 giugno 2026 è direttamente collegato alla conferma di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. I mercati hanno interpretato l'arrivo di Warsh come un segnale di politica monetaria strutturalmente più restrittiva: tassi reali più alti riducono l'attrattiva dell'oro, che non offre rendimento e viene penalizzato quando il costo opportunità di detenerlo aumenta. Il movimento è amplificato dal contemporaneo rally del dollaro americano.
Qual è il rischio principale che potrebbe far cambiare scenario prima della riunione FOMC del 16-17 giugno?
Il rischio principale per la narrativa "higher for longer" è un dato CPI di maggio significativamente più basso rispetto ai 332,407 punti di aprile, oppure un deterioramento improvviso di altri indicatori economici che mettano in dubbio la solidità del quadro macroeconomico. David Einhorn di Greenlight Capital e Donald Trump si collocano entrambi su posizioni che anticipano tagli più rapidi del consensus: se i dati dovessero sorprendere al ribasso sull'inflazione prima del 16 giugno, la pressione su Warsh per non eliminare il linguaggio sull'easing bias diventerebbe considerevole.
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