USDJPY scende, ma il mercato non crede ancora a una svolta dello yen
Il cambio USDJPY ha chiuso il 2 ottobre 2026 a 157,822, in calo dello 0,14%, dopo una seduta dominata da un messaggio molto chiaro: il dollaro ha perso slancio quando il mercato ha dovuto rivedere in fretta le aspettative sulla Federal Reserve. I payrolls USA di settembre hanno mostrato appena 29.000 nuovi posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione salito al 4,2%, un dato abbastanza debole da raffreddare l’idea di una Fed costretta a restare aggressiva nel brevissimo termine.
Per chi guarda USDJPY, il punto non è solo che lo yen si è rafforzato. È capire perché: questa volta il movimento è partito soprattutto dalla debolezza del dollaro, mentre il supporto giapponese ha fatto da rinforzo, non da motore unico.
Il vero catalizzatore è stato il riprezzamento della Fed
Dopo il dato sul lavoro USA, i rendimenti dei Treasury sono scesi in modo netto. Il decennale è arretrato da un massimo settimanale del 5,34% a circa il 5,15%, mentre il biennale è sceso a 4,823%. Per USDJPY questo passaggio conta più del dato in sé: quando i rendimenti americani scendono, si riduce una delle principali ragioni che avevano sostenuto il dollaro contro lo yen negli ultimi mesi.
In altre parole, il mercato non sta premiando improvvisamente il Giappone quanto sta togliendo premio agli Stati Uniti. È una differenza importante, perché aiuta a leggere il calo del cambio come una correzione di posizionamento e non ancora come l’inizio di una tendenza ribassista consolidata.
L’inflazione di Tokyo dà allo yen un sostegno che prima mancava
Sul lato giapponese, i dati di settembre sull’inflazione di Tokyo hanno comunque cambiato il tono del mercato. L’indice core è salito al 2,7% annuo, mentre la misura al netto di alimenti freschi ed energia ha raggiunto il 3,0%. Sono numeri che tengono aperta la discussione su una graduale normalizzazione della Bank of Japan.
Anche il mercato obbligazionario giapponese ha reagito: il rendimento del JGB decennale è salito al 3,11%. Questo segnala che gli investitori stanno tornando a prezzare con più attenzione il rischio che la BoJ debba muoversi, o almeno preparare il terreno a tassi meno eccezionalmente bassi.
Il caveat, però, è decisivo: l’inflazione da sola non ha ancora convinto il mercato che la BoJ sia pronta a stringere rapidamente. Alcune letture di mercato citate dalle fonti indicano che il rafforzamento iniziale dello yen dopo il dato di Tokyo si è attenuato in fretta. Questo suggerisce che gli operatori vedono ancora una distanza tra inflazione più alta e azione immediata della banca centrale.
Perché non è ancora una vera inversione del trend
Il movimento dell’ultima seduta va letto dentro un quadro più ampio meno favorevole allo yen di quanto sembri a prima vista. Nonostante il calo giornaliero, USDJPY resta in rialzo del 2,81% negli ultimi 20 giorni, mentre la performance a 5 giorni è quasi piatta (+0,03%).
Questo significa che il mercato non ha ancora smontato la struttura rialzista costruita sul differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone. Per parlare di inversione più credibile servirebbe almeno una combinazione di fattori: altri dati USA deboli, rendimenti Treasury in ulteriore discesa e segnali più espliciti dalla Bank of Japan su tempi e intensità della normalizzazione.
Finché manca questa combinazione, il calo verso area 157 appare più come una pausa del momentum del dollaro che come un cambio di regime.
L’area 158-160 resta delicata anche per il rischio intervento
C’è poi un altro elemento che continua a pesare sulla coppia: la sensibilità politica e istituzionale del Giappone quando USDJPY si avvicina o resta vicino all’area 158-160. È una fascia che il mercato considera esposta a interventi verbali o, in casi estremi, operativi da parte delle autorità giapponesi.
Questo non significa che un intervento sia imminente, ma significa che molti operatori esitano a costruire nuove posizioni lunghe sul dollaro proprio su questi livelli. In pratica, il rischio di intervento agisce come freno psicologico e tattico sull’upside del cambio, anche quando il differenziale dei tassi resterebbe favorevole al biglietto verde.
Chi sente davvero questo movimento su yen e dollaro
Per gli investitori, il messaggio è che USDJPY sta tornando a essere una scommessa più sensibile ai dati macro che al solo carry trade. Per chi opera nel forex, questo aumenta il peso dei prossimi dati su lavoro, inflazione e rendimenti rispetto alla semplice inerzia del trend.
Per le imprese che importano dal Giappone o hanno pagamenti in yen, uno yen più forte rende relativamente più costosi acquisti e regolamenti in valuta locale. Anche chi viaggia in Giappone deve tenere presente che una valuta giapponese meno debole riduce parte del vantaggio accumulato negli ultimi mesi per chi spende in euro o dollari.
Infine, per chi cerca piattaforme di trading affidabili, è utile confrontare l’offerta di broker Forex e CFD per accedere con condizioni competitive a questo e altri cambi chiave.
Il prossimo test non è il dato di oggi, ma la conferma del divario tra Fed e BoJ
Nelle prossime settimane il mercato cercherà una risposta semplice a una domanda difficile: il rallentamento USA è abbastanza forte da cambiare davvero la traiettoria della Fed, oppure il dato di settembre è solo un incidente? Sul lato giapponese, la questione speculare è se l’inflazione resterà abbastanza solida da costringere la BoJ a fare un altro passo.
Un elemento da monitorare è proprio la distanza tra narrativa e azione. Le dichiarazioni dell’ex dirigente BoJ Kazuo Momma, che il 28 settembre ha parlato di una “ragionevole possibilità” di rialzi consecutivi, mantengono vivo il tema. Ma finché il mercato non vedrà segnali più concreti dalla banca centrale, lo yen rischia di rafforzarsi soprattutto quando il dollaro delude, non perché il Giappone abbia già imboccato con decisione una nuova fase monetaria.
Tabella riepilogativa USDJPY (dati al 2 ottobre 2026)
| Parametro | Valore |
|---|---|
| Prezzo di chiusura | 157,822 |
| Variazione % giornaliera | -0,14% |
| Massimo anno | 163,987 |
| Minimo anno | 148,693 |
| Rendimento 10 anni JGB | 3,11% |
| Rendimento Treasury USA | 5,15% |
| Inflazione core Tokyo (YoY) | 2,7% |
| Nuovi posti di lavoro USA (settembre) | 29.000 |
| Tasso di disoccupazione USA | 4,2% |
Fonti e approfondimenti: TradingKey, Japan Times, Vantage Markets, Morningstar, FXEmpire.
Related reading
A useful background piece for this story is Exchange crypto.
Fonti
Was this helpful?
0 found this helpful · 0 did not
Thanks for your feedback.
Disclaimer. This content is for informational and educational purposes only. It does not constitute financial advice, a recommendation, or an offer to buy or sell any security or digital asset. Past performance does not guarantee future results. Cryptocurrency investments are subject to high market risk and volatility.


