Prezzi petrolio ignorano scorte USA in aumento: il rischio geopolitico domina
Il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata significativa il 24 settembre 2026, con il Brent che ha superato i 107 dollari al barile e il WTI che ha raggiunto i 95,82 dollari, estendendo il rimbalzo iniziato il giorno precedente. Questo movimento è stato guidato principalmente dal riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare dopo un attacco missilistico degli Houthi contro l’Arabia Saudita, e dal fallimento delle speranze di un rapido accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.
Tensioni in Medio Oriente alimentano il "premio geopolitico"
La mattina di oggi, sei missili balistici sono stati intercettati dalle difese saudite, colpendo aree strategiche come Taif e Yanbu. Questi attacchi, attribuiti agli Houthi sostenuti dall’Iran, hanno riacceso i timori di interruzioni nelle forniture di petrolio in un momento già delicato per i mercati energetici.
Parallelamente, le trattative diplomatiche tra USA e Iran, tenutesi durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non hanno portato a progressi concreti. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha respinto le minacce del presidente americano Donald Trump, definendo inaccettabile ogni forma di pressione o intimidazione. Questo irrigidimento ha fatto sì che i mercati prezzassero un prolungamento del conflitto, aumentando il cosiddetto “premio geopolitico” sul prezzo del petrolio.
Scorte USA in aumento ignorate dal mercato
In netto contrasto con la tensione geopolitica, i dati sulle scorte di petrolio commerciali negli Stati Uniti per la settimana terminata il 18 settembre hanno mostrato un aumento di 3 milioni di barili, portando le riserve totali a 426,4 milioni, circa il 2% sopra la media quinquennale. Normalmente, questo dato suggerirebbe un eccesso di offerta e una pressione al ribasso sui prezzi, ma il mercato ha ignorato questo segnale, concentrandosi invece sul rischio di interruzioni future.
Le scorte di benzina e distillati sono invece diminuite rispettivamente di 1,7 milioni e 400.000 barili, segnalando una domanda ancora robusta per prodotti raffinati nonostante l’aumento del greggio.
OPEC+ mantiene la produzione stabile mentre Arabia Saudita riattiva oleodotto
Il cartello OPEC+ ha confermato il 6 settembre la decisione di mantenere invariati i livelli produttivi di ottobre, dopo un modesto aumento a settembre. Questa scelta riflette un equilibrio delicato tra la necessità di sostenere i prezzi e quella di evitare un eccesso di offerta.
Inoltre, l’Arabia Saudita ha riattivato questa settimana il suo oleodotto East-West, che trasporta circa 7 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu, bypassando lo Stretto di Hormuz, dopo un’interruzione causata da un attacco drone l’11 settembre. Questo ha temporaneamente migliorato la sicurezza delle forniture, ma non ha placato le preoccupazioni legate agli attacchi missilistici di oggi.
Impatto sul quadro inflazionistico e prossimi sviluppi da monitorare
L’aumento dei prezzi del petrolio, alimentato dal rischio geopolitico, conferma le pressioni inflazionistiche globali, complicando il quadro per le banche centrali che già monitorano attentamente l’andamento dei costi energetici. L’International Energy Agency aveva previsto un calo della domanda globale di petrolio nel 2026, ma le tensioni attuali potrebbero ribaltare queste aspettative, almeno nel breve termine.
L’analista Pavel Molchanov di Raymond James ha espresso scetticismo sulle speranze di una rapida soluzione diplomatica, sottolineando che il mercato dovrà vedere prove tangibili prima di scommettere su un de-escalation.
Tabella riepilogativa dei principali dati sul petrolio (24 settembre 2026)
| Commodity | Prezzo | Variazione Giornaliera | Volume | Minimo Giornaliero | Massimo Giornaliero |
|---|---|---|---|---|---|
| Brent crude oil | $105,22 | +2,14 (+2,08%) | 20.665 | $101,84 | $106,40 |
| WTI crude oil | $28,42 | +0,27 (+0,96%) | 10.303 | $28,10 | $28,45 |
Prossime tappe da seguire
Il mercato petrolifero rimane in attesa del prossimo rapporto EIA sulle scorte USA, previsto per il 30 settembre, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulla domanda interna. Inoltre, la riunione OPEC+ del 4 ottobre sarà un momento chiave per valutare se il cartello modificherà la sua politica produttiva in risposta alle tensioni geopolitiche e all’andamento dei prezzi.
Per chi opera nei mercati energetici o segue l’inflazione globale, il rischio geopolitico in Medio Oriente resta il fattore dominante, capace di sovvertire i dati fondamentali e spingere i prezzi del petrolio ben oltre i livelli giustificati dall’offerta e dalla domanda attuali.
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