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Il dollaro torna a mordere: perché la Fed di Warsh ha mandato l'euro sotto 1.15 in un solo giorno

EURUSD editorial cover (forex)

Sintesi della settimana: Il dollaro americano ha chiuso la settimana da dominatore, spinto dal tono più restrittivo del previsto della Federal Reserve e da dati macroeconomici statunitensi solidi. L'EUR/USD è scivolato da 1.1591 a 1.1461 il 18 giugno 2026, una perdita dell'1,12% in un'unica seduta che ha catturato l'attenzione degli operatori. La sterlina ha fatto persino peggio, cedendo l'1,32% a 1.3229. Lo yen si è mosso in direzione opposta rispetto alla Banca del Giappone ma ha comunque perso terreno sul dollaro, con USD/JPY a 160,93. Il tema della settimana si può riassumere in una frase: il mercato aveva sottovalutato quanto Kevin Warsh fosse disposto a girare il volante verso la stretta.

Il FOMC che ha cambiato le aspettative

Il 17 giugno 2026 la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, ma il messaggio contenuto nel dot plot è stato tutt'altro che neutro. Nove dei diciotto membri del FOMC hanno indicato almeno un rialzo dei tassi entro fine anno. Per un mercato che nelle settimane precedenti aveva scommesso su una Fed in pausa prolungata, questo segnale ha avuto l'effetto di una doccia fredda.

Ian Lyngen di BMO Capital Markets ha osservato che i mercati potrebbero aver sottovalutato il rischio di un presidente della Fed più aggressivo, un punto che spiega perché la reazione dei cambi sia stata così brusca. Warsh non ha rovesciato il tavolo con dichiarazioni esplicite, ma ha lasciato che i dati e i numeri parlassero: il dot plot aggiornato ha fatto il lavoro.

Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,49% e quello biennale al 4,21% nella stessa giornata, un movimento che ha compresso immediatamente i differenziali di tasso tra euro e dollaro. La probabilità implicita di almeno un rialzo Fed entro dicembre 2026 è saltata all'84%. Quando il costo del denaro in dollari sale in modo così netto nelle aspettative, il flusso verso la valuta americana diventa quasi meccanico.

Le vendite al dettaglio hanno chiuso il cerchio

Pubblicato lo stesso 17 giugno, il dato sulle vendite al dettaglio statunitensi di maggio ha mostrato un aumento dello 0,9%, superiore alle stime. Non è un numero che cambia la narrativa da solo, ma in un contesto in cui la Fed aveva appena segnalato più rialzi, ha eliminato l'ultimo argomento dei ribassisti sul dollaro: quello di un'economia americana in rallentamento che avrebbe costretto la Fed ad ammorbidirsi.

Con la domanda interna robusta e il mercato del lavoro ancora solido, il quadro macro americano supporta pienamente la posizione hawkish del FOMC. Per l'EUR/USD questo significa che il vento contrario non è un episodio isolato.

Snapshot FX: la settimana in numeri

Coppia Quotazione (18 giu) Variazione giornaliera Segnale dominante
EUR/USD 1,1461 −1,12% USD forte / BCE in ritardo
GBP/USD 1,3229 −1,32% Sterlina penalizzata da avversione al rischio
USD/JPY 160,93 +0,39% Dollaro prevale nonostante BoJ a 1%
AUD/USD 0,7005 −0,78% RBA ferma, risk-off penalizza il risk asset
USD/CAD 1,4125 +0,81% Petrolio in calo, CAD sotto pressione

La BCE nella trappola del ritardo

Solo una settimana prima, l'11 giugno 2026, la Banca Centrale Europea aveva alzato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,25%. La mossa era giustificata da un'inflazione HICP eurozona ancora al 3,2% anno su anno a maggio, con la componente core ostinatamente elevata. In condizioni normali, un rialzo BCE avrebbe dovuto sostenere l'euro. Invece il mercato ha letto la situazione diversamente: la Fed è percepita come più aggressiva su base relativa, e il differenziale di rendimento favorisce ancora nettamente il dollaro.

Andrew Kenningham di Capital Economics ha sottolineato nei giorni scorsi che l'euro soffre non perché la BCE sia dovish, ma perché la narrativa americana è diventata più hawkish più velocemente. Vincent Stamer di Commerzbank ha evidenziato come il posizionamento lungo sull'euro accumulato nelle settimane precedenti stesse cercando uscita, amplificando il movimento del 18 giugno.

Il risultato è paradossale: l'Europa ha inflazione alta, la BCE alza i tassi, eppure l'euro scende. Il mercato FX valuta sempre le aspettative future, non il presente. E le aspettative future per i tassi americani sono appena diventate più alte.

Lo yen e le banche centrali fuori sincrono

La Banca del Giappone il 16 giugno 2026 ha alzato il tasso benchmark all'1%, il livello più alto da oltre trent'anni. Un evento storico che in qualsiasi altra settimana avrebbe dominato l'agenda FX. Invece USD/JPY è salito comunque a 160,93, registrando un +0,39%. Il messaggio è chiaro: quando il dollaro accelera per ragioni proprie, anche una banca centrale che normalizza la politica monetaria dopo decenni fatica a reggere il passo.

La Reserve Bank of Australia il 16 giugno ha lasciato i tassi invariati al 4,35%, e l'AUD/USD ha ceduto lo 0,78%. Il dollaro australiano è doppiamente penalizzato: nessun impulso dalla banca centrale locale e sentiment risk-off che pesa su una valuta strutturalmente legata alle materie prime e alla propensione al rischio globale.

Il rally del dollaro e il petrolio: la storia del deal USA-Iran

All'inizio della settimana, un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran aveva brevemente migliorato il sentiment di rischio. Le tensioni geopolitiche si erano allentate, i prezzi del petrolio erano scesi e gli asset rischiosi avevano guadagnato terreno. In quel contesto il dollaro aveva subito una leggera pressione, poiché il classico flusso verso i beni rifugio era diminuito.

Ma quel respiro è durato poco. Non appena il FOMC ha parlato, il dollaro ha ripreso vigore e i mercati azionari americani hanno ceduto il 17 giugno, riprezzando un ambiente di tassi più alti più a lungo. Il USD/CAD ne ha beneficiato: con il petrolio in ribasso — l'accordo con l'Iran riduce i premi geopolitici sul greggio — il dollaro canadese ha perso terreno, portando la coppia da 1,4012 a 1,4125.

Dove si posizionano gli analisti

Non tutti sono convinti che il dollaro manterrà il vento in poppa. Analisti di JPMorgan hanno espresso meno convinzione su un'ascesa sostenuta del dollaro senza un cambiamento hawkish nel dot plot 2027. Hanno anche suggerito che Warsh potrebbe deliberatamente limitare la forward guidance nelle sue prime riunioni, rendendo difficile per il mercato costruire aspettative solide in una sola direzione. Rick Rieder di BlackRock ha sottolineato come la politica monetaria americana stia entrando in una fase di alta incertezza, il che potrebbe amplificare la volatilità FX nelle prossime settimane.

Il rischio principale per chi è long sul dollaro è che i dati della prossima settimana deludano. Se le richieste di sussidio di disoccupazione salissero inaspettatamente o l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia risultasse debole, il mercato potrebbe iniziare a dubitare della sostenibilità del ciclo hawkish appena riprezzato.

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Cosa guardare nella settimana del 23 giugno

Il calendario macroeconomico della settimana del 23 giugno 2026 offre diversi test per verificare se la narrativa hawkish regge. Le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione saranno il primo termometro del mercato del lavoro dopo il FOMC. L'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia dirà se il settore industriale americano è in grado di assorbire tassi più alti. I dati su avvio cantieri e permessi edilizi testeranno la resistenza del settore immobiliare, storicamente il primo a soffrire in cicli restrittivi. Prezzi all'import e all'export completeranno il quadro sull'inflazione nei canali commerciali.

Sul fronte europeo, ogni dichiarazione della BCE — in particolare da Christine Lagarde — sarà esaminata per capire se Francoforte ha ancora spazio per sorprendere in senso hawkish, l'unico scenario che potrebbe ridare momentum all'euro a breve termine.

Il dato da tenere d'occhio in modo specifico è il rendimento del Treasury biennale. Se il 4,21% del 17 giugno si consolida o sale ulteriormente, la pressione sull'EUR/USD verso 1.13 diventa concreta. Se invece i dati macro deludono e il due anni scende, 1.15 potrebbe tornare in scena come resistenza piuttosto che come supporto.

Per chi segue anche mercati correlati, vale la pena notare come la forza del dollaro stia comprimendo anche asset denominati in USD ma percepiti come alternativi — dinamiche che si riscontrano anche nelle materie prime preziose come l'argento, che in settimane di rally del dollaro tende a subire pressione da sell-off nei mercati delle commodity. Allo stesso modo, il repricing del rischio globale non risparmia il comparto crypto, dove asset come XRP risentono dell'appetito al rischio complessivo dei mercati.


FAQ

Perché il FOMC del 17 giugno 2026 ha avuto un impatto così forte sull'EUR/USD se i tassi sono rimasti invariati?

I mercati FX reagiscono alle aspettative future, non al livello dei tassi correnti. Il fatto che nove dei diciotto membri del FOMC abbiano proiettato almeno un rialzo quest'anno ha spostato il dot plot in direzione hawkish, spingendo i rendimenti dei Treasury in alto e allargando il differenziale di tasso reale tra dollaro ed euro. La coppia ha risposto con un calo dell'1,12% in ventiquattr'ore proprio perché questo segnale non era completamente scontato dal mercato.

L'aumento della BCE al 2,25% l'11 giugno non avrebbe dovuto sostenere l'euro?

In teoria sì, ma il mercato valutario funziona su basi relative. La BCE ha alzato di 25 punti base in risposta a un'inflazione HICP al 3,2%, un movimento difensivo più che aggressivo. Contemporaneamente la Fed ha rivisto le aspettative sui tassi verso l'alto in modo più netto. Il differenziale di rendimento rimane favorevole al dollaro, e questo è il fattore che conta di più per i flussi a breve termine.

Cosa significherebbe per l'EUR/USD una delusione nei dati macro USA della settimana del 23 giugno?

Se richieste di sussidio, manifatturiero Philadelphia o avvio cantieri dessero risultati deboli, il mercato inizierebbe a dubitare della sostenibilità del ciclo restrittivo Fed. In questo scenario, parte del posizionamento long sul dollaro accumulato questa settimana potrebbe essere smontato, riportando l'EUR/USD verso area 1.15. Il pivot sarebbe soprattutto nel rendimento del Treasury biennale: se scendesse sotto 4,10%, la pressione sul dollaro diventerebbe concreta.

La Bank of Japan ha alzato i tassi all'1%, eppure USD/JPY è salito. Come è possibile?

La BoJ il 16 giugno 2026 ha portato il tasso di riferimento all'1%, un massimo da oltre trent'anni. Ma il differenziale con i tassi americani rimane enormemente favorevole al dollaro: il Treasury biennale al 4,21% contro l'1% giapponese lascia ancora ampio spazio per operazioni di carry trade che vendono yen e comprano dollari. Finché il differenziale non si riduce in modo più significativo, la pressione al rialzo su USD/JPY tende a persistere anche in presenza di rialzi BoJ.

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