Fed funds al 3,63%: il report sul lavoro di maggio spinge Goldman Sachs verso i rialzi nel 2027
Il mercato dei tassi americano ha vissuto una svolta netta nella prima settimana di giugno 2026. Non si tratta di un aggiustamento marginale: Goldman Sachs ha eliminato completamente i tagli dal suo scenario base per il 2026, il CME FedWatch Tool segnala una probabilità crescente di uno o due rialzi entro dicembre, e il rendimento del decennale statunitense ha toccato il 4,55% l'8 giugno 2026. Il catalizzatore è stato il report occupazionale di maggio, pubblicato venerdì 5 giugno 2026: 172.000 posti di lavoro nonfarm aggiunti, sopra le attese, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,3%.
Un dato che ha cambiato il conteggio dei tagli
Prima della pubblicazione del report di maggio, il consenso di mercato ipotizzava ancora uno o due tagli dei Fed funds nel secondo semestre 2026. Il tasso era già al 3,63% (dato maggio 2026, fonte FRED), livello raggiunto dopo la serie di riduzioni effettuate tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025. La logica era semplice: inflazione in discesa graduale, mercato del lavoro che mostrava qualche segnale di raffreddamento, spazio per allentare ulteriormente la politica monetaria.
Il report del 5 giugno 2026 ha smontato quella narrativa in poche ore.
172.000 posti di lavoro nonfarm in un solo mese non è un'economia che si raffredda. Sommato a una disoccupazione ferma al 4,3%, il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro che, come ha osservato David Mericle, capo economista statunitense di Goldman Sachs, continua a sostenere pressioni salariali e consumi difficili da riconciliare con un percorso di tagli aggressivi. Goldman Sachs ha di conseguenza rivisto la sua previsione: nessun taglio nel 2026, prossima riduzione attesa a giugno 2027 e poi a dicembre 2027. La banca ha inoltre raddoppiato la sua stima della probabilità di rialzi modesti, portandola al 20%.
Sul fronte istituzionale, Stephen Brown, capo economista per il Nord America di Capital Economics, ha dichiarato il 5 giugno 2026 che, con i funzionari della Fed che suonano più hawkish del previsto e i rischi al ribasso del mercato del lavoro in rapida diminuzione, Capital Economics si aspetta ora che la Fed aumenti i tassi quest'anno. È una posizione marcatamente più aggressiva rispetto al consenso, e va presa sul serio.
Il livello del tasso e cosa ci dicono i dati macro
Per capire dove potrebbe andare il tasso, è utile leggere i dati macro disponibili senza filtri. Il CPI headline di aprile 2026 si attesta al 3,8%, con il core CPI al 2,8%: entrambi sopra il target del 2% del FOMC. L'indice CPI grezzo (non il tasso di variazione annuo) è passato da 327,46 a febbraio 2026, a 330,293 a marzo, fino a 332,407 ad aprile, un aumento di circa 5 punti in due mesi. Calcolando la variazione mensile tra marzo e aprile, il CPI è salito di circa 2,1 punti, pari a circa lo 0,64% su base mensile: un ritmo che su base annualizzata supererebbe il 7%.
Questo non significa che l'inflazione annua sia in quel range, ma segnala che la pressione mensile sui prezzi non si è allentata. Il conflitto in corso in Medio Oriente ha contribuito a mantenere elevati i prezzi dell'energia e delle materie prime, aggiungendo una componente esogena difficile da controllare con la sola politica monetaria.
| Indicatore | Valore attuale | Lettura precedente | Implicazione per la politica monetaria |
|---|---|---|---|
| Fed funds rate | 3,63% (maggio 2026) | -- | Nessun taglio atteso nel 2026 secondo Goldman Sachs |
| CPI (indice grezzo) | 332,407 (aprile 2026) | 330,293 (marzo 2026) | Rialzo mensile dello 0,64%; pressione prezzi non attenuata |
| CPI (indice grezzo) | 330,293 (marzo 2026) | 327,46 (febbraio 2026) | Rialzo mensile dello 0,87%; tendenza in accelerazione |
| Disoccupazione | 4,3% (maggio 2026) | -- | Mercato del lavoro resiliente; riduce spazio per tagli |
| Nonfarm payroll (maggio 2026) | +172.000 | Superiore alle attese | Principale catalizzatore del repricing hawkish |
| Rendimento Treasury 10 anni | 4,55% (8 giugno 2026) | -- | Mercato obbligazionario prezza meno tagli |
| DXY (Dollaro USA) | Sopra 100 (8 giugno 2026) | -- | Dollar index rafforza la lettura hawkish |
Il percorso dei tassi e le curve di mercato
Il rendimento del Treasury decennale statunitense ha toccato il 4,55% l'8 giugno 2026, mentre il dollaro americano ha superato quota 100 sull'indice DXY nella stessa giornata. Questi movimenti non sono casuali: quando il mercato obbligazionario prezza meno tagli o addirittura rialzi, i rendimenti a lungo termine salgono e il dollaro si apprezza, riflettendo un costo del denaro atteso più elevato.
Su un investimento di 10.000 euro in un asset denominato in dollari, la sola rivalutazione del DXY sopra 100 implica un gain valutario misurabile se la posizione è mantenuta in euro. L'effetto è speculare per chi detiene debito in dollari: ogni punto percentuale di rialzo dei tassi a lungo termine erode il valore nominale dei bond esistenti.
Il governatore della Fed Christopher Waller, in un discorso del 22 maggio, aveva già anticipato la direzione, indicando il proprio sostegno alla rimozione della cosiddetta easing bias (la tendenza verso l'allentamento monetario) dalle dichiarazioni di politica. Waller ha precisato che un taglio dei tassi non è più probabile di un rialzo. Quella frase, letta oggi con il report di maggio sul tavolo, suona come un segnale preciso, non come una posizione di minoranza.
Il meeting del FOMC previsto per il 16 e 17 giugno 2026 è ampiamente atteso mantenere i tassi invariati al 3,63%. Ma la domanda vera non è cosa accadrà il 17 giugno: è quale linguaggio utilizzeranno i funzionari e se la dichiarazione post-meeting rimuoverà formalmente l'orientamento accomodante.
La contro-narrativa: perché alcuni economisti non ci credono
Sarebbe disonesto ignorare le voci che si oppongono alla lettura hawkish. E sono voci con argomenti concreti, non solo opinioni di comodo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato pubblicamente il 7 giugno 2026 che un rialzo dei tassi sarebbe la cosa sbagliata da fare, spingendo invece per tagli. Il suo capo consigliere economico Kevin Hassett ha sostenuto il 5 giugno 2026 che la crescita dell'occupazione di maggio non giustifica rialzi e che la Fed avrà margine per tagliare i tassi. Le pressioni politiche sulla Federal Reserve non sono una novità, ma incidono sul dibattito pubblico e, in misura più sottile, sul contesto in cui i funzionari della Fed comunicano.
Preston Caldwell di Morningstar ha osservato il 5 giugno 2026 che la crescita salariale fiacca e un tasso di disoccupazione invariato suggeriscono che l'economia ha semplicemente smesso di indebolirsi, non che sia entrata in una fase di surriscaldamento. La differenza non è semantica: un'economia che si stabilizza è diversa da una che accelera, e il FOMC non ha mai alzato i tassi per bloccare una stabilizzazione.
First Trust, infine, ha sostenuto che un rialzo sarebbe sconsigliabile e improbabile, argomentando che senza la spinta temporanea dei prezzi energetici legata alla guerra con l'Iran, la crescita lenta della massa monetaria avrebbe già riportato l'inflazione sotto controllo. È una lettura monetarista classica che il mercato oggi sembra ignorare, ma che storicamente ha avuto buona capacità predittiva nei cicli di rientro dell'inflazione.
Il motivo per cui questa contro-narrativa non indebolisce la tesi principale è quantitativo: il CPI grezzo ha percorso quasi 5 punti in due mesi, il tasso di disoccupazione non è sceso e i nonfarm payroll hanno sorpreso al rialzo. Tre variabili simultanee che spingono nella stessa direzione non si spiegano come un effetto transitorio. Goldman Sachs, Capital Economics e il mercato obbligazionario stanno leggendo lo stesso set di dati e arrivano alla stessa conclusione: lo spazio per tagliare nel 2026 è scomparso.
Effetti a cascata sugli asset digitali e sul resto del portafoglio
Un ambiente di tassi più alti più a lungo non è neutro per gli asset digitali. Bitcoin ha mostrato una dinamica tecnica complessa nelle ultime settimane, e il repricing dei tassi americani aggiunge un vento contrario strutturale: il costo-opportunità di detenere asset senza rendimento cedolare sale quando i Treasury offrono il 4,55% a dieci anni.
Lo stesso meccanismo colpisce Ethereum, che ha rimbalzato del 3,91% da livelli di ipervenduto, ma che opera in un contesto macro in cui i flussi verso il rischio possono rarefarsi se il mercato continua a prezzare uno scenario di tassi fermi o in ascesa. Non è determinismo, ma è un fattore da tenere presente quando si legge un rally tecnico su base giornaliera.
Sul fronte delle materie prime, l'oro e l'argento si trovano in una posizione ambivalente: da un lato, un dollaro forte pesa sul loro prezzo in USD; dall'altro, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l'incertezza sulla politica monetaria mantengono elevata la domanda di beni rifugio fisici. La forza del DXY sopra 100, registrata l'8 giugno 2026, è il dato da monitorare: se il dollaro consolida su quei livelli, l'oro e i metalli preziosi subiranno pressione a breve termine.
Per chi detiene obbligazioni a lunga scadenza, il messaggio è più diretto: ogni conferma hawkish che esca dal meeting FOMC del 16-17 giugno 2026 si tradurrà in un ulteriore movimento al rialzo dei rendimenti e quindi in perdite di prezzo sulle posizioni esistenti. Un'ipotetica posizione da 10.000 euro in Treasury trentennali perde circa 180-200 euro di valore di mercato per ogni 10 punti base di rialzo del rendimento di riferimento.
La riunione del 17 giugno è il vero banco di prova
Il dato più rilevante da osservare nei prossimi giorni non è un numero ma una frase: se il comunicato post-FOMC del 17 giugno 2026 conterrà un riferimento esplicito alla rimozione dell'easing bias, il mercato lo interpreterà come la conferma ufficiale che i tagli del 2026 sono definitivamente fuori agenda e che il prossimo movimento dei tassi potrebbe essere verso l'alto.
Goldman Sachs ha spostato il suo scenario base al giugno 2027 per il primo taglio. Se quella data slittasse ulteriormente dopo il meeting di giugno, il mercato dovrebbe aggiornare ancora una volta le aspettative, con potenziali effetti sul DXY, sui rendimenti e sugli asset a rischio.
Il livello da tenere a mente è il 3,63%: è il tasso corrente sui Fed funds. Un segnale hawkish formale il 17 giugno senza un rialzo immediato manterrebbe il tasso invariato, ma sposterebbe il prossimo scenario da “taglio nel 2026” a “nessun taglio nel 2026, possibile rialzo nel 2027”. Con il rendimento del decennale già al 4,55% e il dollaro sopra 100, il mercato ha già anticipato parte di quel repricing.
Se invece dal meeting dovessero emergere sorprese dovish, magari per effetto dei dati sull'inflazione di maggio che saranno pubblicati prima del 17 giugno, la lettura hawkish attuale verrebbe ridimensionata rapidamente. Ma servirebbero numeri significativamente più deboli di quelli registrati ad aprile per spostare l'ago.
FAQ
Perché Goldman Sachs ha eliminato i tagli dal suo scenario 2026?
Goldman Sachs ha rivisto le sue previsioni il 5 giugno 2026 dopo il report occupazionale di maggio, che ha mostrato 172.000 nuovi posti di lavoro nonfarm e una disoccupazione stabile al 4,3%. David Mericle ha citato la resilienza del mercato del lavoro come fattore principale. La banca ha anche alzato la probabilità stimata di rialzi modesti al 20%, spostando il suo scenario per i prossimi due tagli a giugno e dicembre 2027.
Il tasso Fed funds al 3,63% è già restrittivo?
Al 3,63% (dato maggio 2026), il tasso si colloca sopra le stime neutrali di lungo periodo della Fed, ma con un CPI headline al 3,8% e un core al 2,8%, il tasso reale rimane contenuto. In termini pratici, la politica monetaria non è abbastanza restrittiva da produrre un rientro rapido dell'inflazione verso il target del 2%, il che è esattamente l'argomento usato da chi sostiene che ulteriori rialzi siano necessari.
Cosa succede agli asset digitali come Bitcoin ed Ethereum se i tassi restano alti più a lungo?
Un ambiente di tassi fermi al 3,63% o più alti aumenta il costo-opportunità di detenere asset senza rendimento cedolare: con il Treasury decennale al 4,55% (8 giugno 2026), chi cerca rendimento ha alternative meno volatili. Storicamente, i cicli di tassi alti prolungati hanno compresso i multipli degli asset speculativi, anche se il nesso non è meccanico e i fattori tecnici di breve termine possono produrre rimbalzi significativi.
Il meeting FOMC del 16-17 giugno 2026 cambierà qualcosa sul tasso?
Il mercato si aspetta che il tasso rimanga invariato al 3,63%, ma l'attenzione è tutta sul linguaggio della dichiarazione post-meeting. Se il FOMC dovesse rimuovere formalmente l'easing bias dal comunicato ufficiale, come suggerito dal governatore Christopher Waller nel suo intervento del 22 maggio, il mercato lo interpreterebbe come la definitiva chiusura dello scenario di tagli nel 2026, con conseguente pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari e sul dollaro.
Questa è un'analisi di mercato basata su dati disponibili all'8 giugno 2026. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
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