EUR/USD scivola dopo dati inflazionistici più bassi e segnali contrastanti da BCE e Fed
L'inizio di luglio 2026 ha visto il cambio EUR/USD muoversi in territorio negativo, con una flessione dello 0,0965% registrata il 1° luglio, portando la coppia a 1,1383 secondo i dati Frankfurter Mid. Questo movimento riflette un contesto di mercato influenzato da dati macroeconomici e dichiarazioni di rilievo da parte delle due principali banche centrali, la Banca Centrale Europea (BCE) e la Federal Reserve (Fed).
Il catalizzatore principale è stato il rilascio dei dati preliminari sull'inflazione nell'Eurozona da parte di Eurostat, che ha mostrato un calo dell'inflazione annua al 2,8% a giugno, in discesa rispetto al 3,2% di maggio e sotto il consenso degli analisti fissato al 3,0%. Anche l'inflazione core, che esclude energia e alimentari, è scesa al 2,4%. Questo trend di disinflazione, in gran parte attribuibile al calo dei prezzi dell'energia, ha ridotto le aspettative di ulteriori rialzi aggressivi dei tassi da parte della BCE.
In parallelo, la presidente della BCE Christine Lagarde, intervenuta al Forum di Sintra in Portogallo, ha descritto i rischi legati all'inflazione e alla crescita nell'area euro come "più ampiamente bilanciati". Pur ribadendo l'impegno della BCE alla stabilità dei prezzi, Lagarde ha evitato di fornire indicazioni esplicite sulle mosse future dei tassi, lasciando il mercato in attesa di ulteriori segnali.
Sul fronte statunitense, il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha sottolineato l'indipendenza della Fed e il suo impegno a riportare l'inflazione al target del 2%. Ha inoltre suggerito che le richieste di tagli ai tassi avanzate dal presidente Donald Trump sono improbabili, rafforzando l'idea di una politica monetaria restrittiva mantenuta nel breve termine.
Questi sviluppi hanno contribuito a rafforzare il dollaro, che beneficia di un differenziale dei tassi di interesse più ampio rispetto all'euro. Il mercato valuta ora con una probabilità del 93,0% che la BCE manterrà i tassi invariati nella riunione del 22 luglio 2026, mentre per la Fed la probabilità di nessuna variazione è dell'82,1%, secondo i dati dei futures CME.
Michael Field, stratega di Morningstar, ha commentato che gli investitori apprezzano il calo dell'inflazione nell'Eurozona, considerandolo un segnale positivo verso la stabilità dei prezzi. Tomas Dvorak di Oxford Economics e Jack Allen-Reynolds di Capital Economics hanno confermato che il dato di giugno rafforza la loro previsione di una pausa della BCE a luglio.
Tuttavia, non mancano voci di cautela. Alcuni economisti ritengono che, nonostante il calo dell'inflazione, il livello del 2,8% resti superiore al target della BCE e che ulteriori rialzi potrebbero essere necessari in autunno, soprattutto se i prezzi dell'energia dovessero tornare a salire o se l'instabilità geopolitica in Medio Oriente peggiorasse. Sul fronte americano, la Fed continua a monitorare attentamente i dati sull'inflazione core PCE, che a maggio ha mostrato una accelerazione, e il rapporto sull'occupazione di giugno, in uscita oggi, potrebbe influenzare la direzione futura della politica monetaria.
Nel frattempo, il cambio EUR/USD si mantiene vicino ai minimi dell'ultimo anno, con TradingKey che ha riportato un calo dello 0,52% a 1,13616 il 1° luglio, mentre Investing.com ha sottolineato una perdita superiore al 2% nel mese di giugno. La coppia si confronta con altre valute principali, come GBP/USD e USD/JPY, che hanno registrato rispettivamente aumenti dello 0,14% e dello 0,17%, segnalando una generale forza del dollaro.
| Coppia | Prezzo (Bid) | Variazione % (1 luglio) | Segnale | |--------|--------------|------------------------|---------| | EUR/USD | 1,1383 | -0,0965% | Debole | | GBP/USD | 1,3240 | +0,1437% | Forte | | USD/JPY | 162,71 | +0,1662% | Forte | | USD/CAD | 1,4224 | -0,0843% | Neutro | | AUD/USD | 0,68913 | +0,0610% | Neutro |
Per chi opera sul forex, la situazione attuale richiede attenzione ai prossimi appuntamenti macroeconomici, in particolare il rapporto sull'occupazione USA di luglio e la riunione BCE del 22 luglio. La capacità del dollaro di mantenere la sua forza dipenderà anche dalla reazione dei mercati a questi dati e dalle eventuali nuove indicazioni delle banche centrali.
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In sintesi, l'EUR/USD si trova in una fase di consolidamento con pressioni ribassiste legate a dati inflazionistici più deboli in Europa e una Fed ferma ma vigile. L'evoluzione del quadro macro e le prossime mosse delle banche centrali saranno determinanti per la direzione della coppia nelle prossime settimane.
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Domande Frequenti (FAQ)
- Qual è stato il principale catalizzatore del calo dell'EUR/USD il 1° luglio 2026?
- Il calo dell'EUR/USD il 1° luglio 2026 è stato principalmente causato dai dati preliminari sull'inflazione nell'Eurozona, che hanno mostrato un rallentamento maggiore del previsto, e dalle dichiarazioni prudenti della presidente della BCE Christine Lagarde e del presidente della Fed Kevin Warsh, che hanno rafforzato il dollaro.
- Come si è evoluta l'inflazione nell'Eurozona a giugno 2026?
- Secondo i dati Eurostat, l'inflazione annua nell'Eurozona è scesa al 2,8% a giugno 2026, rispetto al 3,2% di maggio e sotto il consenso del 3,0%. Anche l'inflazione core è diminuita al 2,4%.
- Quali sono le aspettative del mercato per le decisioni sui tassi della BCE e della Fed a luglio 2026?
- Il mercato attribuisce una probabilità del 93,0% che la BCE mantenga i tassi invariati nella riunione del 22 luglio 2026. Per la Fed, i futures CME indicano una probabilità dell'82,1% che non ci siano variazioni ai tassi nella sua riunione di fine luglio.
- Qual è stata la quotazione dell'EUR/USD e la sua variazione percentuale il 1° luglio 2026?
- Il 1° luglio 2026, la coppia EUR/USD ha registrato una quotazione di 1,1383, con una flessione dello 0,0965% rispetto al giorno precedente, secondo i dati Frankfurter Mid.
- Perché il dollaro statunitense si è rafforzato in questo contesto?
- Il dollaro si è rafforzato grazie al differenziale dei tassi di interesse più ampio rispetto all'euro, supportato dalla prospettiva di una politica monetaria restrittiva della Fed e dai dati resilienti del mercato del lavoro statunitense, mentre la BCE affronta pressioni disinflazionistiche.
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